Corsi/Convegni

 

Atti del convegno ASSOERBE a Sana 2016 

 

IMPORTARE ED UTILIZZARE MATERIE PRIME E PRODOTTI VEGETALI:

REGOLE, OBBLIGHI, PROCEDURE

 

Bologna, 12 settembre 2016

 

Il mondo vegetale costituisce una fonte inesauribile di risorse, utili per la produzione della maggior parte dei prodotti destinati alla cura ed al benessere dell’uomo e dell’animale.

Dai vegetali si ricavano i principi attivi più innovativi in campo farmacologico, estratti e derivati per alimenti e integratori alimentari o per cosmetici o anche dispositivi medici o mangimi.

Un mercato ricco ed in crescita costante che non riesce ad essere soddisfatto per ragioni diverse dalle seppur ricche risorse fitogenetiche e dalla produzione nazionale di piante.

Da lì la necessità di ricorrere ai paesi dove tali risorse sono maggiormente disponibili per ragioni  climatiche, ambientali e non ultimo economiche.

Ed è proprio nelle fasi di importazione di tali risorse e di eventuale sfruttamento delle stesse a fini di ricerca che si applicano una serie di norme, alcune datate altre di recente applicazione, che pur con finalità diverse, portano alla necessità di adottare specifiche e particolareggiate procedure subordinate ad una più che adeguata conoscenza della risorsa genetica di interesse.

Dal controllo e la regolamentazione del commercio delle specie in pericolo di estinzione (CITES), alla sorveglianza volta a ridurre il rischio di diffusione di organismi nocivi per le produzioni agricole, per il settore forestale e per l'ecosistema naturale, il monitoraggio circa contaminanti e contaminazioni, al più recente obbligo di contratti che attestino l’origine della risorsa ed il chiaro consenso del fornitore e di accordi internazionali che prevedano la divisione “giusta ed equa” degli eventuali vantaggi derivanti dal prodotto finale immesso sul mercato (Protocollo di Nagoya), gli oneri a carico degli operatori economici interessati nonché degli organi di controllo a tal fine deputati continuano ad aumentare.

L’incontro ha voluto fornire uno spaccato particolareggiato e didattico delle norme applicabili al materiale vegetale sia in fase di introduzione nel mercato nazionale che di ricerca e sfruttamento ai fini dell’utilizzo nei prodotti finiti.

 

 alt 

 LUISA CORBETTA (Vice questore aggiunto Corpo forestale dello stato)

 Normativa agroalimentare e del commercio di piante e specie protette di competenza 

     del Corpo Forestale dello Stato

 

alt 

 ALESSANDRO CASANO (DISR V - Servizio fitosanitario centrale, produzioni vegetali MIPAAF)

 Le procedure per l’importazione di specie e prodotti vegetali         

 

 

alt 

 VALENTINA VENEROSO (Avv. Esperto di diritto ambientale Foro di Roma)

 L’applicazione del protocollo di Nagoya a piante e derivati vegetali

 

 

 


 

 

Le piante officinali della Sardegna: un patrimonio da difendere e valorizzare

Pula (CA) 8 e 9 Ottobre 2015

 

L’evento, organizzato da SISTE in collaborazione con l’Agenzia di sviluppo agricolo della Regione Sardegna LAORE, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Pula, che ha ospitato l’evento, della Regione autonoma di Sardegna e del Ministero delle attività agricole alimentari e forestali.

 

L’evento, primo ed unico nel suo genere, è stato un momento di confronto tra istituzioni, comunità scientifica ed operatori economici per individuare le opportunità che la straordinaria risorsa costituita dalla flora sarda può ancora dare in termini di ricerca ed applicazione, nonché economici ed occupazionali a favore dell’intera filiera.

alt La realtà produttiva ed economica italiana - Irene Minardi (Presidente ASSOERBE)

 

Gli altri interventi sono disponibili sul sito della SISTE www.sisteweb.it  

 

 

Atti del convegno ASSOERBE ad Expo 2015 

Botanicals negli alimenti: regolamentazione e qualità 

21 maggio 2015

 

Minardi 2Le piante officinali rappresentano per l’Italia, come sottolineato dalla Presidente di ASSOERBE, Irene Minardi, nel suo discorso di apertura del convegno, un’importante patrimonio culturale da difendere in termini di storia e tradizione d’uso.

Programma

 

Piante e loro derivati entrano frequentemente nella formulazione di alimenti ed integratori alimentari, ma diversi sono ancora i passi da fare a livello comunitario per regolamentare l’uso dei botanicals in questi prodotti.

 

Antonella RivaAntonella Riva, gruppo Indena/Inverni della Beffa, azienda leader nell'identificazione, sviluppo e produzione di principi attivi vegetali che trovano impiego nell'industria farmaceutica, nutrizionale e cosmetica, ha centrato Il suo intervento sui concetti di tradizione d’uso e innovazione, non in contrapposizione tra loro. Anzi, per sviluppare prodotti nuovi, innovativi, in grado di soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più esigente, bisogna proprio partire dalla tradizione. Riva ha sottolineato come le aziende italiane puntino molto alla ricerca e sviluppo di nuovi ingredienti botanici bioattivi, ma per fare questo è necessario investire tempo e denaro e aprirsi al mondo per approfondire l’uso di piante della tradizione d’uso di altri paesi e lavorare in sinergia con le autorità competenti per risolvere le criticità ancora esistenti in questo settore.

alt Le piante officinali: da tradizione a innovazione 

 

 


ManzoASSOERBE ha partecipato attivamente al “Tavolo tecnico del settore delle piante officinali” istituito nel 2011 presso il MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), che aveva come obiettivi, oltre a quello di fare un censimento delle imprese italiane che operano nella filiera delle piante officinali e del mercato dei botanicals in termini qualitativi e quantitativi, aggiornare dal punto di vista normativo il settore, ancora oggi disciplinato dalla Legge n. 99 del 6 gennaio 1931, tenendo conto della sua significativa espansione, e capire se esistono le prerogative e quali siano la misure adottabili per incrementare la produzione di piante officinali in Italia per sopperire, almeno per le specie coltivabili, al fabbisogno esistente, riducendo cosìle importazioni. Di come è nato il tavolo di filiera e dei risultati raggiunti dal progetto “Osservatorio Economico del settore delle piante officinali” è stato invitato a parlare Alberto Manzo della Direzione Generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica del MIPAAF, ispiratore e coordinatore delle attività del tavolo di filiera. Dalle analisi di mercato e del territorio si è evinto che gli spazi per aumentare la produzione di piante officinali in Italia esistono, ma per promuovere e rendere competitive le materie prime ed i prodotti finiti nazionali è necessario puntare molto sulla qualità che è lo strumento più efficace per fare la differenza tra prodotto italiano e materie prime importate.

alt Il valore della filiera delle piante officinali in Italia

 

 

La parte centrale del convegno è stata dedicata ad interventi di natura normativa.

 

MetioudakisMotivo di orgoglio è stata la partecipazione al convegno come relatore di Basil Mathioudakis,ex responsabile dell'Unità nutrizione, composizione degli alimenti e informazioni ai consumatori, della Commissione europea DG SANCO (Salute e Consumatori), che nel suo intervento ha fatto un excursus sulle norme comunitarie esistenti in materia di etichettatura di alimenti ed integratori alimentari, soffermandosi in particolar modo sul processo di valutazione dei claims sulla salute dei botanicals, di cui 2.078 ancora in attesa di valutazione e ben 500, relativi a Botanicals, con giudizio negativo dell’EFSA. In che modo riavviare il processo di valutazione dei claims sui botanicals è al centro di varie discussioni presso gli organismi comunitari competenti che sono divisi tra seguire le attuali linee guida secondo le quali le indicazioni sulla salute dovrebbero essere autorizzate soltanto dopo una valutazione scientifica condotta al più alto livello possibile delle evidenze (opzione 1), iter più complesso, o sviluppando una normativa ad hoc sui botanicals in uso negli alimenti/integratori alimentari (opzione 2). Questa seconda opzione prevede tuttavia la revisione del regolamento “claims” e della direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari, oppure, la stesura di una norma specifica sui botanicals che copra tutti gli aspetti relativi a claims, qualità e sicurezza, questi ultimi ritenuti due requisiti fondamentali per caratterizzare un prodotto a base di piante. Nella terza soluzione, considerata ottimale, rientrerà presumibilmente anche il concetto di tradizione d’uso come strumento per dimostrare la  fondatezza scientifica dei claims. Mathioudakis ha poi fatto una panoramica della situazione dei botanicals nel mondo (America Latina, India, Cina, etc.), mostrando in quali paesi esistono liste positive e/o negative di piante e quali Stati intendano implementare le normative esistenti sull’uso dei botanicals negli alimenti/integratori alimentari inserendo maggiori requisiti sulla sicurezza dei prodotti come obbligo di notifica e istituzione di un sistema di fitovigilanza.

alt Botanicals in alimenti e integratori alimentari in Europa

 

 

ScarpaSulla situazione dei botanicals in Italia ha parlato Bruno Scarpa, Direttore dell’Ufficio IV della Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute. Nel suo intervento ha illustrato il percorso che ha portato le Autorità competenti di BELgio, FRancia e ITalia a definire, in un ottica di armonizzazione europea in materia di botanicals, un elenco comune di piante (e relative parti) ammissibili negli integratori alimentari, nota come lista BELFRIT. Tale elenco, stilato a partire dalla revisione di quelle consentite a livello dei tre singoli paesi sulla base delle attuali evidenze scientifiche, affianca in via transitoria la lista italiana (Decreto 27 marzo 2014). Obiettivo finale è predisporre un’unica lista che deriverà dall’integrazione della lista BELFRIT con le piante ammesse nell’allegato 1 (lista italiana), ma escluse dalla BELFRIT, previa valutazione della documentazione trasmessa al Ministero della salute dagli operatori interessati alla conservazione di alcune piante della tradizione italiana e altri botanicals. Nella seconda parte del suo intervento, Scarpa ha illustrato una serie di criticità e ha lasciato domande aperte in merito ad alcuni aspetti ancora da chiarire sui botanicals all’interno delle normative su novel food (Reg. (CE) 258/1997) e claims (Reg. (CE) 1924/2006): “può una dose di un estratto di pianta ritenuta sicura per l’uso in un integratore alimentare ai sensi della normativa sui novel food, riuscire a svolgere un effetto sulla salute?” e viceversa “può una dose di un estratto di pianta considerata efficace per svolgere un effetto sulla salute ai sensi del regolamento “claims” essere nel contempo sicura per la salute umana?

alt Botanicals in Italia ed il progetto Belfrit

 

 

SerafiniAlla stesura della lista BELFRIT ha partecipato come esperto Mauro Serafini dell’Università “La Sapienza” di Roma. Invitato a parlare di come la tradizione d’uso possa costituire un punto di partenza imprescindibile per lo sviluppo di prodotti a base di botanicals, Serafini ha illustrato un possibile approccio analitico per valutare l’efficacia dei botanicals a partire da preparazioni (infusi, macerati, estratti idro-alcolici, etc.) utilizzati tradizionalmente in alcuni paesi del mondo e di cui si trova traccia in antichi libri o farmacopee (es. alcuni effetti fisiologici e terapeutici della Camellia sinensis (L. Kuntze) sono descritti in un libro risalente alla Dinastia Tang 618-907 d.C.). Per capire se una preparazione può essere considerata “tradizionale” è necessario possedere informazioni  dettagliate sulla parte di pianta e sulla preparazione botanica. Gli effetti correlati ai botanicals dalla tradizione d’uso devono poi essere supportati da forti evidenze scientifiche, già esistenti per alcune preparazioni come quelle a base di carciofo (Cynara scolymus L.) o aglio (Alium sativum L.). Più difficile la valutazione degli effetti fisiologici attribuiti ai prodotti “multibotanicals”, sebbene esistano già alcune combinazioni di piante (es. Angelica archangelica, L. Gentiana lutea L. e Foeniculum vulgare Mill.) riconosciute come “tradizionali”, nate dall’esperienza pratica di unire piante con funzioni che, pur nelle loro diversità, permettono di raggiungere in modo sinergico lo stesso effetto fisiologico.

alt Tradizione d’uso delle piante officinali

 

 

DE CAROUltimo intervento della giornata è stato quello di Fulvio De Caro, responsabile “Qualità” della Martin Bauer, azienda torinese che da 150 anni a questa parte opera nel settore delle erbe aromatiche e officinali, estratti, tinture, macerati e derivati di origine vegetale per l’industria liquoristica, dolciaria ed alimentare. Il concetto di qualità applicato alle piante vegetali e ai suoi derivati è fondamentale ai fini della sicurezza sia delle materie prime che dei prodotti finiti. De Caro ha illustrato l’iter e le motivazioni che hanno portato ASSORBE, in collaborazione con SISTE, a pubblicare un importante documento “Linee guida sulla qualità delle piante officinali”, che si propone come disciplinare di autoregolamentazione per le aziende del settore, ma anche come strumento operativo per gli organismi di controllo, per tutti quegli aspetti riguardanti la qualità e la sicurezza di piante non destinate al consumo alimentare tal quali, ma soggette a lavorazioni successive. Laddove non esistono riferimenti normativi sui limiti da rispettare in materia di contaminazioni (metalli pesanti, residui di fitofarmaci, micotossine, microrganismi patogeni, etc.), le linee guida forniscono indicazioni tecniche sulla base delle esperienze pratiche delle aziende che hanno partecipato alle stesura del documento o sulla base delle indicazioni suggerite da altre associazioni in ambito europeo che operano nel settore “botanicals”.

Il convegno è stato un’occasione unica per approfondire molti aspetti legati alla filiera delle piante officinali (dalla tradizione d’uso all’innovazione, dagli aspetti normativi alla qualità) alla presenza di qualificati rappresentanti degli organismi regolatori, del mondo accademico e di aziende leader nel settore dei botanicals.

I partecipanti al convegno sono rimasti entusiasti della giornata e hanno manifestato il loro interesse affinché siano offerte altre occasioni in futuro per approfondire questi argomenti.

alt La qualità delle piante officinali

 

 

 

 

 

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